01Dal Nulla al TronoFrom Nothing to the Throne
Origini dalmate: il figlio del liberto (ca. 244 d.C.)
Dalmatian origins: the freedman's son (c. 244 AD)
Nacque il 22 dicembre di un anno tra il 242 e il 245 d.C. — le fonti divergono — presso Doclea, l'antica capitale della provincia di Dalmazia (rovine oggi nei pressi di Podgorica, Montenegro). Il suo nome di nascita era Diocles, greco-illirico; lo latinizzò in Diocletianus solo dopo l'ascesa al trono, aggiungendo i nomi imperiali Gaius Aurelius Valerius. Il padre, secondo Eutropio e l'Historia Augusta, era un libertus — ex schiavo affrancato — di un senatore di nome Anullinus, e svolgeva il mestiere di scriba. Anche la madre era di umili origini, secondo alcuni di nome Dioclea (da cui il figlio prese il nome). Diocleziano apparteneva insomma al ceppo illirico — insieme ad Aureliano, a Probo e ai futuri tetrarchi — che nel III secolo strappò l'Impero al collasso. Differenza fondamentale rispetto agli altri: non era solo un soldato di valore, era un amministratore di genio.
He was born on 22 December of a year between 242 and 245 AD — the sources differ — near Doclea, the ancient capital of the province of Dalmatia (ruins today near Podgorica, Montenegro). His birth name was Diocles, Greek-Illyrian; he Latinised it to Diocletianus only after his rise to the throne, adding the imperial names Gaius Aurelius Valerius. His father, according to Eutropius and the Historia Augusta, was a libertus — freed slave — of a senator named Anullinus, working as a scriba. His mother too was of humble origin, by some accounts named Dioclea (from which the son took his name). Diocletian thus belonged to the Illyrian stock — with Aurelian, Probus and the future tetrarchs — that in the 3rd century pulled the Empire back from collapse. Crucial difference from the others: he was not only a soldier of valour, he was an administrator of genius.
L'ascesa militare: Aureliano, Probo, Caro (260–284 d.C.)
Military rise: under Aurelian, Probus, Carus (260–284 AD)
Entrò nell'esercito attorno ai diciotto anni e si distinse nelle campagne danubiane sotto Gallieno e Claudio II il Gotico. Una leggenda raccolta da Vopisco nell'Historia Augusta racconta che da giovane tribuno, in Gallia, una druidessa gli avesse predetto: «Diventerai imperatore quando avrai ucciso un cinghiale». Lui rise; per anni andò a caccia di cinghiali e li uccise tutti, ma il trono non arrivava. La predizione si compì soltanto quando — come vedremo — uccise un uomo il cui cognome significava letteralmente "cinghiale" (aper in latino). Sotto Aureliano ricoprì comandi minori; sotto Probo fu nominato governatore della Mesia. Sotto Caro divenne comes domesticorum — comandante della guardia imperiale — e accompagnò Numeriano nella spedizione persiana. Era a fianco del giovane imperatore quando quest'ultimo morì nel novembre del 284.
He joined the army around the age of eighteen and distinguished himself in the Danubian campaigns under Gallienus and Claudius II Gothicus. A legend collected by Vopiscus in the Historia Augusta tells that as a young tribune in Gaul, a druidess prophesied to him: «You will become emperor when you have killed a boar». He laughed; for years he hunted boars and killed them all, but the throne did not arrive. The prophecy was fulfilled only when — as we shall see — he killed a man whose surname literally meant "boar" (aper in Latin). Under Aurelian he held minor commands; under Probus he was named governor of Moesia. Under Carus he became comes domesticorum — commander of the imperial guard — and accompanied Numerianus on the Persian expedition. He was at the young emperor's side when Numerianus died in November 284.
L'acclamazione a Nicomedia e la profezia del cinghiale (20 nov 284)
Acclamation at Nicomedia and the boar's prophecy (20 Nov 284)
Il corpo decomposto di Numeriano fu scoperto nella lettiga imperiale a Nicomedia in Bitinia, il 20 novembre del 284. Il sospetto cadde immediatamente sul prefetto del pretorio Lucio Flavio Apro, suocero del defunto. L'assemblea generale dell'esercito si riunì: Diocleziano salì sul podio, accusò pubblicamente Apro, e lo uccise con la propria spada davanti a tutti. La leggenda dice che gridasse: «Eccolo, ho ucciso il cinghiale!» — perché il nome latino di Apro, Aper, significa appunto "cinghiale". I soldati lo acclamarono Augustus sul campo. La sua prima decisione fu di non vendicarsi degli ufficiali che avevano sostenuto Numeriano e Carino — politica di clemenza rara nel III secolo, che gli garantì un consenso immediato.
Numerianus's decomposing body was discovered in the imperial litter at Nicomedia in Bithynia on 20 November 284. Suspicion fell immediately on the praetorian prefect Lucius Flavius Aper, father-in-law of the deceased. The general assembly of the army convened: Diocletian mounted the rostrum, publicly accused Aper, and killed him with his own sword in front of everyone. Legend says he cried: «Behold, I have slain the boar!» — because Aper's Latin name means precisely "boar". The soldiers acclaimed him Augustus on the field. His first decision was not to take revenge on the officers who had supported Numerianus and Carinus — a rare policy of clemency in the 3rd century, which won him immediate consensus.
La battaglia del Margus contro Carino (luglio 285 d.C.)
Battle of the Margus against Carinus (July 285 AD)
Restava il fratello di Numeriano, Carino, signore dell'Occidente con sede a Milano. La guerra civile era inevitabile. I due eserciti si scontrarono nell'estate del 285 sulle rive del fiume Margus (l'attuale Morava, in Serbia centrale). Carino aveva la superiorità numerica e tatticamente avrebbe vinto: le sue legioni stavano sfondando il centro romano. Ma proprio nel momento del trionfo, fu assassinato da un proprio tribuno — secondo le fonti, marito di una donna sedotta da Carino. L'esercito occidentale passò in massa a Diocleziano. In una sola giornata, e per pura fortuna, Diocleziano divenne signore unico dell'Impero. Aveva poco più di quarant'anni e ventun anni davanti per riscriverne il destino.
Numerianus's brother Carinus, lord of the West based at Milan, remained. Civil war was inevitable. The two armies clashed in summer 285 on the banks of the Margus river (modern Morava, in central Serbia). Carinus had numerical superiority and tactically would have won: his legions were breaking through the Roman centre. But in the very moment of triumph, he was assassinated by one of his own tribunes — according to the sources, the husband of a woman seduced by Carinus. The western army passed en masse to Diocletian. In a single day, and through pure luck, Diocletian became sole lord of the Empire. He was a little over forty, with twenty-one years ahead to rewrite its destiny.
« Tandem occidi aprum » — «Alla fine ho ucciso il cinghiale». « Tandem occidi aprum » — "At last I have slain the boar". Diocleziano a Nicomedia, dopo aver ucciso Apro (Historia Augusta, Car. 15.3) — la profezia druidica compiutaDiocletian at Nicomedia, after killing Aper (Historia Augusta, Car. 15.3) — the druidic prophecy fulfilled
02L'Invenzione della TetrarchiaThe Invention of the Tetrarchy
La Diarchia: Massimiano co-Augusto (285–286 d.C.)
The Dyarchy: Maximian as co-Augustus (285–286 AD)
Già nel luglio del 285, due settimane dopo il Margus, Diocleziano nominò Cesare il suo vecchio commilitone Massimiano, anch'egli illirico, soldato di campo, di rango sociale persino più basso del suo. La logica era pragmatica: due fronti contemporanei (Reno e Persia) richiedevano due imperatori. Nell'aprile del 286, dopo che Massimiano ebbe domato la rivolta dei Bagaudi in Gallia, Diocleziano lo elevò ad Augustus, suo pari di titolo ma giuridicamente subordinato. Lui assunse il signum divino di Iovius (figlio di Giove, padre di tutti gli dèi); Massimiano divenne Herculius (figlio di Ercole, esecutore di fatiche). Era la prima volta nella storia romana che un imperatore associava al trono un collega non per parentela ma per scelta politica, e che lo faceva apertamente.
As early as July 285, two weeks after the Margus, Diocletian appointed his old comrade Maximian — also an Illyrian field soldier of even humbler birth than his own — as Caesar. The logic was pragmatic: two simultaneous fronts (Rhine and Persia) required two emperors. In April 286, after Maximian had crushed the Bagaudae revolt in Gaul, Diocletian elevated him to Augustus, his equal in title but juridically subordinate. He himself assumed the divine signum of Iovius (son of Jupiter, father of all the gods); Maximian became Herculius (son of Hercules, performer of labours). It was the first time in Roman history that an emperor associated a colleague to the throne not by kinship but by political choice, and did so openly.
La Tetrarchia piena: i due Cesari (1 marzo 293)
The full Tetrarchy: the two Caesars (1 March 293)
Sette anni dopo la Diarchia, il 1° marzo 293, Diocleziano completò l'edificio. Ciascuno dei due Augusti adottò un Cesare, vicario e successore designato. Diocleziano scelse Galerio, generale illirico di estrazione pastorale (sua madre era una contadina della Dacia); Massimiano scelse Costanzo I Cloro, anch'egli illirico, padre del futuro Costantino. Entrambi i Cesari ripudiarono le loro mogli per sposare figlie degli Augusti: Valeria (figlia di Diocleziano) andò a Galerio, Teodora (figliastra di Massimiano) a Costanzo. La famiglia imperiale era ora un blocco unico, legato dal sangue oltre che dal titolo.
Seven years after the Dyarchy, on 1 March 293, Diocletian completed the structure. Each of the two Augusti adopted a Caesar, deputy and designated successor. Diocletian chose Galerius, an Illyrian general of pastoral background (his mother was a Dacian peasant); Maximian chose Constantius I Chlorus, also Illyrian, father of the future Constantine. Both Caesars repudiated their wives to marry daughters of the Augusti: Valeria (Diocletian's daughter) went to Galerius, Theodora (Maximian's stepdaughter) to Constantius. The imperial family was now a single block, bound by blood as well as title.
La spartizione operativa dei territori
Operational territorial division
Non fu una divisione formale dell'Impero — legalmente restava unico, le leggi erano emanate a nome di tutti e quattro — ma una divisione operativa. Ciascun tetrarca aveva la propria capitale, la propria sede di corte e il proprio settore di responsabilità militare:
- DioclezianoOriente (Egitto, Siria, Anatolia) — capitale operativa: Nicomedia (Bitinia, oggi İzmit).East (Egypt, Syria, Anatolia) — operational capital: Nicomedia (Bithynia, modern İzmit).
- MassimianoItalia, Africa, Hispania — capitale operativa: Milano (Mediolanum).Italy, Africa, Hispania — operational capital: Milan (Mediolanum).
- GalerioBalcani e Danubio — capitale operativa: Sirmium (Pannonia, oggi Sremska Mitrovica) e poi Tessalonica.Balkans and Danube — operational capital: Sirmium (Pannonia, modern Sremska Mitrovica) and later Thessalonica.
- Costanzo IGallia e Britannia — capitale operativa: Treviri (Augusta Treverorum, sul Reno).Gaul and Britain — operational capital: Treves (Augusta Treverorum, on the Rhine).
Roma stessa era ridotta a capitale onoraria: Diocleziano vi mise piede una sola volta in vita sua, per i Vicennalia del 303. Il centro dell'Impero si era definitivamente spostato dal Tevere al limes danubiano e renano.
Rome itself was reduced to a ceremonial capital: Diocletian set foot in it only once in his life, for the Vicennalia of 303. The centre of the Empire had definitively shifted from the Tiber to the Danubian and Rhenish limes.
03Le Grandi Campagne MilitariThe Great Military Campaigns
- 286–288 d.C.Bagaudi in Gallia — Massimiano represse la rivolta delle bande contadine dei Bagaudae, sintomo del collasso sociale gallico: ex-coloni, schiavi fuggitivi e disertori armati che saccheggiavano le ville. La pacificazione fu militarmente facile, socialmente impossibile: il problema sarebbe tornato per due secoli.Bagaudae in Gaul — Maximian crushed the revolt of peasant bands known as Bagaudae, symptom of Gallic social collapse: ex-coloni, runaway slaves and armed deserters sacking the villas. Pacification was militarily easy, socially impossible: the problem would return for two centuries.
- 286–293 d.C.L'usurpazione di Carausio in Britannia — Marco Aurelio Mausaeo Carausio, comandante della flotta del Canale (classis Britannica), si proclamò Augusto in Britannia nel 286, sfuggendo a Massimiano. Per sette anni governò un proprio Impero Britannico, coniando moneta a Londinium con la legenda RESTITVTOR BRITANNIAE. Fu assassinato nel 293 dal proprio tesoriere Alletto, che ne raccolse l'eredità.Carausius's usurpation in Britain — Marcus Aurelius Mausaeus Carausius, commander of the Channel fleet (classis Britannica), proclaimed himself Augustus in Britain in 286, escaping Maximian. For seven years he ruled his own British Empire, minting coins at Londinium with the legend RESTITVTOR BRITANNIAE. He was assassinated in 293 by his own treasurer Allectus, who took over.
- 296 d.C.Riconquista della Britannia da parte di Costanzo I — Il Cesare d'Occidente attraversò la Manica con la flotta romana ricostruita, sconfisse e uccise Alletto, e rientrò trionfalmente a Londinium. Il famoso medaglione d'oro di Arras lo celebra con la legenda REDDITOR LVCIS AETERNAE, «Restauratore della luce eterna». La Britannia tornò all'Impero.Constantius I reconquers Britain — The western Caesar crossed the Channel with the rebuilt Roman fleet, defeated and killed Allectus, and entered Londinium in triumph. The famous gold Arras medallion celebrates him with the legend REDDITOR LVCIS AETERNAE, "Restorer of Eternal Light". Britain returned to the Empire.
- 296–298 d.C.Rivolta egiziana di Domiziano e Achilleo — Lucio Domizio Domiziano si autoproclamò imperatore ad Alessandria, sostenuto dal prefetto Aurelio Achilleo. Diocleziano assediò personalmente Alessandria per otto mesi (estate 297 - estate 298), la prese e la punì duramente: il quartiere del Bruchion fu raso al suolo. Ne approfittò per riformare radicalmente l'amministrazione fiscale egiziana.Egyptian revolt of Domitianus and Achilleus — Lucius Domitius Domitianus declared himself emperor at Alexandria, supported by the prefect Aurelius Achilleus. Diocletian personally besieged Alexandria for eight months (summer 297 to summer 298), took it and punished it harshly: the Bruchion district was razed. He used the occasion to radically reform the Egyptian fiscal administration.
- 296–298 d.C.Campagna sasanide di Galerio — Pace di Nisibi (299) — Il Cesare d'Oriente fu inizialmente sconfitto da Narses in Mesopotamia (297). Diocleziano, secondo le fonti, lo umiliò pubblicamente facendolo camminare per un chilometro a piedi accanto al carro imperiale in segno di rimprovero. Nel 298 Galerio prese una rivincita schiacciante: con una marcia rapida attraverso l'Armenia distrusse l'esercito persiano a Satala e catturò la famiglia di Narses, compresa la moglie. La pace di Nisibi (299) fu il maggior trionfo romano in Oriente da Settimio Severo: la Persia cedette cinque satrapie transtigriane, l'Armenia tornò vassalla, Nisibis divenne unico punto di commercio tra i due imperi. La pace ressé fino al 363.Galerius's Sasanian campaign — Peace of Nisibis (299) — The eastern Caesar was initially defeated by Narses in Mesopotamia (297). Diocletian, according to the sources, publicly humiliated him by making him walk a mile on foot beside the imperial chariot as a rebuke. In 298 Galerius took crushing revenge: with a rapid march through Armenia he destroyed the Persian army at Satala and captured Narses's family, including his wife. The Peace of Nisibis (299) was the greatest Roman triumph in the East since Septimius Severus: Persia ceded five trans-Tigrine satrapies, Armenia returned as vassal, Nisibis became the sole trading point between the two empires. The peace held until 363.
- 297 d.C.Pacificazione della Mauretania — Massimiano sconfisse le tribù berbere dei Quinquegentanei in Nord Africa, ristabilendo il controllo romano sulle province mauretane.Pacification of Mauretania — Maximian defeated the Berber Quinquegentanei tribes in North Africa, restoring Roman control over the Mauretanian provinces.
04Il Grande RiformatoreThe Great Reformer
Il Dominato: la fine del Principato augusteo
The Dominate: the end of the Augustan Principate
Diocleziano abolì la finzione che Augusto aveva costruito tre secoli prima: il princeps, primo cittadino di una Repubblica formalmente sopravvivente. Al suo posto istituì il Dominato: l'imperatore era ora dominus et deus, «signore e dio», sovrano assoluto di diritto divino. La sua persona era sacra: per accedergli bisognava prosternarsi (proskynesis, alla maniera persiana), baciare il lembo della porpora, parlare solo se interpellati. Indossava il diadema di stoffa intrecciata con perle (poi divenuto la corona bizantina) e vesti tempestate di gemme. La corte si trasformò in una macchina cerimoniale di stampo orientale, con eunuchi, ciambellani (cubicularii) e funzionari di palazzo. Il Senato perse ogni residuo di potere politico effettivo, riducendosi a corpo onorifico romano.
Diocletian abolished the fiction Augustus had built three centuries earlier: the princeps, first citizen of a formally surviving Republic. In its place he established the Dominate: the emperor was now dominus et deus, "lord and god", absolute sovereign by divine right. His person was sacred: to approach him one had to prostrate oneself (proskynesis, in the Persian manner), kiss the hem of his purple, speak only when addressed. He wore the diadem of fabric braided with pearls (later the Byzantine crown) and robes studded with gems. The court became an Oriental-style ceremonial machine, with eunuchs, chamberlains (cubicularii) and palace officials. The Senate lost every residue of effective political power, reduced to a Roman honorary body.
La riforma amministrativa: province e diocesi
Administrative reform: provinces and dioceses
Diocleziano raddoppiò il numero delle province, da circa 50 a circa 100, suddividendole in unità più piccole e governabili. Le province furono raggruppate in 12 diocesi (dioikēsis, "amministrazione"), ciascuna retta da un vicarius in nome del prefetto del pretorio. Sopra le diocesi furono organizzati 4 grandi distretti corrispondenti ai territori dei tetrarchi. La separazione tra potere civile (governatori) e potere militare (duces) divenne sistematica: nessun governatore poteva più comandare truppe, nessun generale gestire il fisco. Si riduceva drasticamente il rischio di usurpazioni provinciali — il vero veleno del III secolo.
Diocletian doubled the number of provinces, from about 50 to about 100, splitting them into smaller, more governable units. The provinces were grouped into 12 dioceses (dioikēsis, "administration"), each headed by a vicarius in the name of the praetorian prefect. Above the dioceses, 4 large districts were organised corresponding to the tetrarchs' territories. The separation between civil power (governors) and military power (duces) became systematic: no governor could any longer command troops, no general manage taxation. The risk of provincial usurpations — the true poison of the 3rd century — was drastically reduced.
La riforma fiscale: iugatio e capitatio
Fiscal reform: iugatio and capitatio
L'inflazione galoppante e il collasso della moneta avevano reso impraticabile la riscossione di tasse in denaro. Diocleziano impose la tassazione in natura, basata su due unità di calcolo: la iuga (unità di terra calcolata in base a fertilità, irrigazione e coltura) e la caput (unità di forza-lavoro umana, distinta per sesso e età). Ogni quinquennio — poi quindicennio: nasce così l'indizione, sistema cronologico in vigore fino al Medioevo — venivano effettuati censimenti generali. La annona militaris (raccolto destinato all'esercito) diventava prevedibile. Il sistema era efficiente ma rendeva i contadini vincolati alla terra: ogni iuga richiedeva i suoi capita, e la fuga del colono divenne reato. Nasceva qui il vincolo che, secoli dopo, avrebbe generato il colonato tardoantico e l'embrione della servitù medievale.
Galloping inflation and the collapse of coinage had made cash tax collection impractical. Diocletian imposed taxation in kind, based on two units of calculation: the iuga (land unit calculated on fertility, irrigation and crop) and the caput (unit of human labour, distinguished by sex and age). Every five years — later fifteen: thus was born the indiction, a chronological system in force until the Middle Ages — general censuses were taken. The annona militaris (harvest earmarked for the army) became predictable. The system was efficient but bound peasants to the land: each iuga required its capita, and the flight of the colonus became a crime. Here was born the constraint that, centuries later, would produce the late-antique colonate and the embryo of medieval serfdom.
La riforma militare e monetaria
Military and monetary reform
L'esercito fu raddoppiato, passando da circa 250.000 a oltre 500.000 effettivi. Diocleziano introdusse la distinzione tra limitanei (truppe di confine, stanziali, semi-contadine) e comitatenses (esercito mobile da campo, di altissima qualità). Le legioni furono ridotte di dimensione (da 5.500 a circa 1.000 uomini) ma moltiplicate di numero. Sul piano monetario, nel 294 introdusse un sistema tripartito: aureus in oro (1/60 di libbra), argenteus in argento puro al 95% (1/96 di libbra), e follis in bronzo argentato. Per tentare di frenare l'inflazione persistente promulgò nel 301 l'Edictum de pretiis rerum venalium, l'Editto sui Prezzi Massimi: il più grande tentativo di calmiere statale dell'antichità, fissava prezzi massimi per più di 1.300 prodotti e servizi, dalla carne di maiale a un manoscritto, dalla giornata di un muratore al taglio di un barbiere. Pena capitale per chi vendeva sopra il prezzo. L'editto fallì rapidamente — i mercanti preferirono nascondere le merci piuttosto che venderle in perdita — ma rimane il monumento più impressionante della logica burocratica romana.
The army was doubled, going from about 250,000 to over 500,000 effectives. Diocletian introduced the distinction between limitanei (frontier troops, stationary, semi-peasant) and comitatenses (mobile field army of the highest quality). The legions were reduced in size (from 5,500 to about 1,000 men) but multiplied in number. Monetarily, in 294 he introduced a tripartite system: aureus in gold (1/60 of a pound), argenteus in 95% pure silver (1/96 of a pound), and silvered-bronze follis. To try to curb persistent inflation he issued in 301 the Edictum de pretiis rerum venalium, the Edict on Maximum Prices: the greatest state price-cap attempt of antiquity, fixing maximum prices for more than 1,300 products and services, from pork to a manuscript, from a mason's day to a barber's haircut. Capital penalty for selling above the price. The edict failed quickly — merchants preferred to hide goods rather than sell them at a loss — but it remains the most impressive monument to Roman bureaucratic logic.
05La Grande Persecuzione dei CristianiThe Great Persecution of the Christians
Le motivazioni: religione di Stato vs. religione universale
The motives: state religion vs. universal religion
Il sistema religioso del Dominato era inscindibile dalla sua legittimità politica: l'imperatore dominus et deus, identificato con Giove (Iovius) o Ercole (Herculius), esigeva sacrifici al proprio genius come prova di lealtà. I cristiani, monoteisti rigorosi, rifiutavano questo culto. Per i primi quindici anni di regno Diocleziano li aveva tollerati — sua moglie Prisca e sua figlia Valeria erano simpatizzanti del cristianesimo, ed eunuchi e cortigiani cristiani lavoravano nello stesso palazzo di Nicomedia. Ma sotto la pressione costante di Galerio — che vedeva nei cristiani una minaccia all'esercito — e dopo che un sacerdote pagano nel 302 dichiarò che gli auspici non funzionavano perché c'erano cristiani nel sacrificio, Diocleziano si convinse.
The religious system of the Dominate was inseparable from its political legitimacy: the emperor dominus et deus, identified with Jupiter (Iovius) or Hercules (Herculius), demanded sacrifices to his own genius as proof of loyalty. The Christians, rigorous monotheists, refused this cult. For the first fifteen years of his reign Diocletian had tolerated them — his wife Prisca and daughter Valeria were sympathetic to Christianity, and Christian eunuchs and courtiers worked in the very Nicomedian palace. But under constant pressure from Galerius — who saw the Christians as a threat to the army — and after a pagan priest in 302 declared that the auspices were not working because Christians were present at the sacrifice, Diocletian was convinced.
I quattro editti (23 febbraio 303 – primavera 304)
The four edicts (23 February 303 – spring 304)
Il 23 febbraio 303, festa di Terminalia, fu emanato il primo editto: distruzione delle chiese, sequestro delle Scritture, divieto di assemblee, perdita dei diritti civili per i cristiani. Il giorno stesso fu rasa al suolo la basilica cristiana di Nicomedia, di fronte al palazzo imperiale. Un cristiano stracciò pubblicamente l'editto: fu arrestato e bruciato vivo. Pochi giorni dopo un incendio devastò il palazzo imperiale; Galerio accusò i cristiani. Seguirono tre editti di crescente severità: il secondo ordinò l'arresto del clero; il terzo offrì la libertà a chi avesse sacrificato; il quarto, della primavera del 304, estese l'obbligo del sacrificio a tutti i cittadini dell'Impero. Era la "Grande Persecuzione".
On 23 February 303, the feast of Terminalia, the first edict was issued: destruction of churches, confiscation of the Scriptures, ban on assemblies, loss of civil rights for Christians. That very day the Christian basilica of Nicomedia, opposite the imperial palace, was razed. A Christian publicly tore up the edict: he was arrested and burned alive. A few days later a fire devastated the imperial palace; Galerius blamed the Christians. Three more edicts of increasing severity followed: the second ordered the arrest of the clergy; the third offered freedom to those who would sacrifice; the fourth, in spring 304, extended the obligation to sacrifice to all citizens of the Empire. This was the "Great Persecution".
L'applicazione disuguale e il fallimento
Uneven enforcement and failure
L'applicazione fu drammaticamente diseguale. In Oriente, sotto Diocleziano e soprattutto sotto Galerio, la persecuzione fu spietata: migliaia di martiri ad Antiochia, Cesarea, Alessandria, Tessalonica. In Occidente, sotto Costanzo I, fu pressoché formale: il padre di Costantino, secondo Lattanzio, si limitò a far abbattere alcune chiese e non eseguì alcuna condanna a morte. I martiri furono comunque migliaia — numero esatto incerto, stime moderne parlano di 3.000–3.500 esecuzioni in tutto l'Impero. Furono uccisi vescovi celebri (Antimo di Nicomedia), militari (Sebastiano), e migliaia di anonimi. Ma la persecuzione fallì: il cristianesimo era già troppo radicato. Galerio stesso, morente di malattia atroce nel 311, emanò l'Editto di Serdica che pose fine alla persecuzione. Due anni dopo, Costantino e Licinio avrebbero firmato l'Editto di Milano.
Enforcement was dramatically uneven. In the East, under Diocletian and especially under Galerius, the persecution was ruthless: thousands of martyrs at Antioch, Caesarea, Alexandria, Thessalonica. In the West, under Constantius I, it was practically formal: Constantine's father, according to Lactantius, merely demolished some churches and carried out no death sentences. Martyrs were nonetheless thousands — exact number uncertain, modern estimates speak of 3,000–3,500 executions across the Empire. Famous bishops were killed (Anthimus of Nicomedia), soldiers (Sebastian), and thousands of anonymous Christians. But the persecution failed: Christianity was already too rooted. Galerius himself, dying of a horrendous disease in 311, issued the Edict of Serdica ending the persecution. Two years later, Constantine and Licinius would sign the Edict of Milan.
06L'Abdicazione e il Ritiro a SpalatoThe Abdication and Retirement at Spalatum
I Vicennalia di Roma (novembre 303 d.C.)
The Vicennalia at Rome (November 303 AD)
Nel novembre del 303, per il Vicennalia — ventesimo anniversario del suo regno — Diocleziano mise piede a Roma per la prima e unica volta. Celebrò un trionfo congiunto con Massimiano per le vittorie sui Sasanidi, i Sarmati, i Mauri, i Britanni, gli Egizi: la più imponente cerimonia trionfale del secolo. Ma il soggiorno fu breve e poco felice: il popolo romano non lo amava (lo trovava troppo orientale), lui non amava i romani (li trovava indisciplinati). Partì in fretta per Ravenna, dove cadde gravemente malato — probabilmente esaurimento nervoso o forse colera. Per tutto il 304 stette in convalescenza tra Ravenna e Nicomedia. A Roma si era diffusa la voce che fosse morto.
In November 303, for the Vicennalia — the twentieth anniversary of his reign — Diocletian set foot in Rome for the first and only time. He celebrated a joint triumph with Maximian for the victories over the Sasanians, Sarmatians, Moors, Britons, Egyptians: the most imposing triumphal ceremony of the century. But the stay was brief and uneasy: the Roman people did not love him (they found him too oriental), he did not love the Romans (he found them undisciplined). He left in a hurry for Ravenna, where he fell gravely ill — probably nervous exhaustion or perhaps cholera. Throughout 304 he convalesced between Ravenna and Nicomedia. In Rome, rumour spread that he had died.
L'abdicazione del 1° maggio 305 d.C.
The abdication of 1 May 305 AD
Il 1° maggio del 305, in una cerimonia simultanea programmata con cura assoluta, Diocleziano e Massimiano abdicarono insieme: lui a Nicomedia di fronte all'esercito d'Oriente, Massimiano a Milano di fronte all'esercito d'Occidente. Era una novità assoluta nella storia romana: nessun imperatore aveva mai abbandonato volontariamente il trono. Diocleziano lo fece per convinzione politica — voleva dimostrare che la successione tetrarchica poteva funzionare per cooptazione e non per ereditarietà — e per condizione fisica: era stanco, malato, sessantenne. I due Cesari, Galerio e Costanzo I, divennero automaticamente Augusti; al loro posto furono nominati Cesari Severo II (per Costanzo) e Massimino Daia (per Galerio). Diocleziano aveva contato che il sistema reggesse. Si sbagliò.
On 1 May 305, in a simultaneous ceremony planned with absolute care, Diocletian and Maximian abdicated together: he at Nicomedia before the eastern army, Maximian at Milan before the western army. It was an absolute novelty in Roman history: no emperor had ever willingly abandoned the throne. Diocletian did so out of political conviction — he wanted to prove that tetrarchic succession could work by co-optation and not by heredity — and out of physical condition: he was tired, ill, sixty years old. The two Caesars, Galerius and Constantius I, automatically became Augusti; in their place were appointed as Caesars Severus II (for Constantius) and Maximinus Daia (for Galerius). Diocletian had counted on the system holding. He was wrong.
Il Palazzo di Spalato e i cavoli
The Palace of Spalatum and the cabbages
Si ritirò nel palazzo monumentale che aveva fatto costruire per sé sulla costa dalmata, presso il villaggio di Aspalatos — il sito è oggi il centro storico di Split (Spalato, Croazia). Era una città-fortezza in scala ridotta: 38.000 m² di superficie, mura possenti su tre lati e una facciata aperta sull'Adriatico, peristili, terme, mausoleo personale (oggi Duomo di Spalato), tempio di Giove, oltre 700 colonne di porfido e granito egizio. Là Diocleziano passò gli ultimi sei o sette anni della propria vita, dedicato alla coltivazione di un grande orto. Quando, nel 308, il caos dinastico minacciò di trascinarlo di nuovo — Massimiano e Galerio lo supplicarono di riprendere la porpora per ristabilire l'ordine in occasione della conferenza di Carnuntum — rispose con la sua frase più celebre:
He retired to the monumental palace he had built for himself on the Dalmatian coast, near the village of Aspalatos — the site is today the historic centre of Split (Spalato, Croatia). It was a fortress-city in miniature: 38,000 m² in area, mighty walls on three sides and a façade open to the Adriatic, peristyles, baths, personal mausoleum (today Split Cathedral), Temple of Jupiter, over 700 columns of Egyptian porphyry and granite. There Diocletian spent the last six or seven years of his life, devoted to the cultivation of a great vegetable garden. When in 308 dynastic chaos threatened to drag him back — Maximian and Galerius begged him to resume the purple to restore order at the conference of Carnuntum — he replied with his most famous line:
« Se vedessi i cavoli che ho coltivato con le mie mani a Spalato, di certo non mi chiederesti di rinunciare alla felicità di questa vita per riprendere il potere ». « If you could see the cabbages I have raised with my own hands at Spalatum, you would surely not ask me to give up the happiness of this life to take up power again ». Diocleziano a Massimiano, 308 d.C. (Epitome de Caesaribus 39.6) — la rinuncia più celebre della storia romanaDiocletian to Maximian, 308 AD (Epitome de Caesaribus 39.6) — the most famous abdication in Roman history
La morte: malinconia, suicidio o veleno? (3 dicembre 311 d.C.)
Death: melancholy, suicide or poison? (3 December 311 AD)
Negli ultimi anni Diocleziano dovette assistere al crollo del proprio sistema: Costantino in Britannia (306), Massenzio a Roma (306), Massimiano che tornava sul trono e poi si suicidava (310), guerre civili tra i tetrarchi. Sua figlia Valeria e la moglie Prisca, perseguitate da Massimino Daia, vagavano fuggitive per l'Impero (entrambe sarebbero state decapitate a Tessalonica nel 314). Le statue di Diocleziano furono abbattute — damnatio memoriae di fatto, perché Costantino lo considerava il padre della Grande Persecuzione. Morì il 3 dicembre 311 (alcune fonti dicono 312 o 313), nel suo palazzo. Le ipotesi: vecchiaia naturale, suicidio per dolore (Lattanzio, ostile), o veleno. Fu sepolto nel mausoleo a forma di rotonda al centro del proprio palazzo — il sarcofago di porfido andò perduto nel Medioevo, ma il mausoleo è ancora in piedi, riconsacrato nel VII secolo come Cattedrale di San Doimo: paradosso supremo, l'imperatore della Grande Persecuzione riposava nella prima cattedrale cristiana della Dalmazia.
In his final years Diocletian had to witness the collapse of his own system: Constantine in Britain (306), Maxentius in Rome (306), Maximian returning to the throne and then killing himself (310), civil wars among the tetrarchs. His daughter Valeria and his wife Prisca, persecuted by Maximinus Daia, wandered as fugitives across the Empire (both would be beheaded at Thessalonica in 314). Diocletian's statues were torn down — damnatio memoriae in fact, because Constantine considered him the father of the Great Persecution. He died on 3 December 311 (some sources say 312 or 313), in his palace. The hypotheses: natural old age, suicide from grief (Lactantius, hostile), or poison. He was buried in the rotunda-shaped mausoleum at the centre of his palace — the porphyry sarcophagus was lost in the Middle Ages, but the mausoleum still stands, reconsecrated in the 7th century as the Cathedral of Saint Domnius: supreme paradox, the emperor of the Great Persecution rested in the first Christian cathedral of Dalmatia.